Serramenti esterni

In attesa dell’arrivo delle finestre previste per i primi giorni del nuovo anno vorrei soffermarmi sulla soluzione trovata per il sistema di oscuramento esterno.
Sull’isolazione a cappotto applicare tasselli per sostenere imposte è spesso un problema e abbastanza costoso. Problema che si accentua notevolmente con l’aumentare dello spessore. Vi ricordate? Siamo ad oltre 20 cm di coibentazione. Un’azienda che offre ottimi accessori per le facciate di questo tipo è l’italiana MAICO che risolve l’ancoraggio delle persiane con questi prodotti e li presenta in questo esaustivo video di posa.
Un'altra soluzione, quella che vi presento, è stata ideata su indicazione della committenza insieme ad Andrea Pertile, titolare della Pertile serramenti, l’azienda  veneta che fornirà la serramentistica. Si è escogitato di utilizzare scuri a libro che si impacchettano nell’imbotte della finestra ancorati su un telaio posato prima di quello della finestra in maniera del tutto indipendente:

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vista dall’interno, prima della posa del serramento

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esterno con antoni chiusi

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e aperti

Il risultato estetico è gradevole. La laccatura grigia, tono su tono con la cornice crea nell’insieme un effetto di continuità. Offre inoltre il vantaggio che, una volta aperte, non celano i cementi decorativi come avrebbe fatto una persiana tradizionale. 

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Solette, sottofondi e riscaldamento a pavimento

Riprendo i lavori interni che ho lasciato un po'  indietro.

Sulla soletta in laterocemento sono stati posati gli impianti elettrici e quindi annegati con cemento cellulare, che è un composto visibilmente fluido costituito da cellule spugnose riempite d’aria, in pratica cemento arricchito con micro bollicine d’aria che favorisce un migliore isolamento termico ed acustico e soprattutto pesa davvero meno di un sottofondo di riempimento tradizionale.

CEMENTO CELLULAREparticolare del cemento cellulare

IMG_6218 e stesura

Successivamente, quale taglio acustico, è stata interposta una guaina fonoassorbente Isolmant, sia a pavimento che sotto i tavolati.

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Ed ecco l’impianto radiante a pavimento. E’ stato scelto RDZ sistema COVER 30

COVER è il sistema di RDZ

IMG_6127 COVER 30

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Ritorna il 55%

Tira molla, tira molla, tira molla….e molla! Alla fine hanno mollato ancora per un anno sto benedettissimo 55. Le rate si allungano ma il danno economico è contenuto. E il 55% sopravvive ancora nel 2011, con soddisfazione dei contribuenti e delle numerose aziende del settore. Certo, la rateazione passa dai cinque ai dieci anni, ma questo vuol dire una perdita ragionevole, se consideriamo un'inflazione stabile e bassa come quella degli ultimi anni.

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Condense, Muffe, Cattiva salubrità degli ambienti

Copio sfacciatamente, ma con debita autorizzazione, questo splendido post edito da Longaclimb sul suo interessantissimo blog LA TERMOGRAFIA dove questa tecnica viene applicata e spiegata anche alla vita quotidiana nelle nostre case. Guardate anche che meraviglia il cielo all’infrarosso termico! Un blog da sottoscrivere subito.

Con l'arrivo del periodo invernale, tornano d'attualità tanti problemi che affliggono molte case, solitamente assenti nel periodo estivo muffe e condense fanno il loro ritorno nella stagione invernale e molto spesso a nulla valgono gli interventi di tinteggio effettuati durante l'estate.
Così ogni inverno i proprietari di molte case ed appartamenti si ritrovano a lottare in modo vano con muffe indesiderate e pericoloso per la salute.


Questo problema assai diffuso è solitamente generato da due fattori determinanti.
Il primo è il fattore "umano", spesso la cattiva conduzione di un locale e le abitudini sbagliate portano all' insorgenza di problemi facilmente evitabili.
Questo succede quando non si ha cura di mantenere un corretto ricambio d'aria nelle stanze mantenendo comunque una temperatura relativamente costante.
Tutte le attività umane comportano la produzione di una variabile quantità di vapore acqueo, potremo riassumere la quantità prodotta secondo la tabella sottostante:
Ambiente e Vapore acqueo prodotto in g/h
Uomo, dormiente o in attività leggera, 30-60
Uomo, in attività, 100-200
Doccia, 2600
Cucina, 600-1500
Piante, 5-20
Asciugatura del bucato, 50-200
Superficie libera di acqua (per es. acquario), 40 per m²
Dai dati di tabella si può notare come la maggior parte di vapore acqueo sia prodotta nel bagno e nella cucina
infatti questi due locali risultano critici per la quantità di vapore prodotto.
E' pertanto necessario evacuare in modo meccanico questo notevole quantitativo di vapore acqueo mediante l'adozione di una cappa aspirante con evacuazione esterna e se necessario un aeratore automatico controllato da un igrometro per il bagno, questo perché si è normalmente restii all'apertura della finestra nel periodo invernale quando si fa la doccia o si asciugano i panni nel bagno.


La parte di vapore acqueo che può essere trasmessa all' esterno mediante la normale traspirazione dei muri è molto bassa ed insufficiente a far fronte ad una notevole produzione di vapore. L'inosservanza di questa semplice accortezza genere immancabilmente un accumulo spropositato di vapore che condensa in modo inevitabile su tutte le superfici fredde. Il persistere di questa situazione porta alla degenerazione delle zone interessate da condensa ed alla conseguente colonizzazione di muffe e spore patogene dannose alla salute.
L'aria in questi ambienti risulta malsana, pesante, fredda, facilmente si toccano livelli di umidità superiori al 75% con temperature ambientali non superiori ai 19°C. Il disagio e il malessere sono ben avvertibili.
Come già detto tutto il vapore non evacuato si condenserà sui serramenti, in corrispondenza dei ponti termici e sulle pareti più esposte dietro ad armadi, scaffali, contro pareti.
Il secondo  fattore riguarda il vizio costruttivo.
La tipologia costruttiva è direttamente responsabile della creazione di zone a rischio condensa.
Le nuove normative costruttive vigenti sono molto rigide, pertanto in fase progettuale l'intero involucro edilizio deve essere progettato per essere completamente esente da fenomeni di condensa, sia interstiziale tra gli strati di isolante che sulle superfici interne, entro un ben definito limite.
Per quanto però ci si possa sforzare di progettare e costruire con materiali traspiranti , oltre un determinato livello di isolamento termico la diffusione al vapore è quasi nulla, i nuovi serramenti ad alte prestazioni sigillano completamente l'abitazione, si ha quindi si un enorme risparmio energetico ma si è anche obbligati ad arieggiare costantemente tutti gli ambienti.
Per evitare  l'insorgere di condense e muffe molte nuove abitazioni vengono dotate di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore.
Questa scelta tecnica garantisce un costante e salubre ricambio d'aria in tutti gli ambienti senza dove aprire costantemente le finestre e solleva l'inquilino dai problemi di cattiva conduzione.
Il recupero di calore con macchine altamente efficienti permette di recuperare il 90 % del calore portato all' esterno con la ventilazione scongiurando di fatto la formazione di condense indesiderate.
I problemi maggiori permangono nei piccoli interventi di ristrutturazione che sono ben diversi da una vera e propria riqualificazione energetica. Molto spesso questi interventi consistono nella realizzazione di cappotti interni o esterni con materiali a basso costo senza che prima sia stato fatto uno studio specifico dei ponti termici e delle dispersioni energetiche da correggere in base alla tipologia di edificio.
I cappotti interni, le contro pareti, e gli interventi sommari spesso si rivelano peggiorativi rispetto ai precedenti problemi di isolamento termico, infatti molte abitazioni che non hanno mai avuto sofferto di problemi legati a muffe si ritrovano improvvisamente colpite da questi fenomeni in punti ben precisi che solitamente corrispondono ai ponti termici non corretti.
L'insorgenza di difetti solitamente si concentra ai bordi dei serramenti, perimetro del solaio, parti metalliche strutturali del cartongesso.


La semplice pittura delle zone colpite risulta solo essere un palliativo che rimanda il problema di anno in anno.
Molto spesso per correggere tali fenomeni non rimane altro che la demolizione di quanto fatto, la sanificazione dei paramenti murari e il ripristino degli stessi con un attento studio dei materiali in modo che la nuova soluzione tecnica adottata sia risolutiva di ogni problema.
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Fine del 55%

Mi unisco al grido di ANIT!
Indignazione
, sdegno, delusione e malcontento, queste sensazioni sono la nostra reazione, la reazione di quelle aziende e di quei liberi professionisti che rappresentiamo, alla notizia della mancata proroga oltre il 2010 delle detrazioni del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.
A spiazzare e lasciare basiti, è la sordità di questo Governo alle richieste e appelli che da più parti e da diverso tempo si sono susseguiti per prolungare questa agevolazione fiscale, ma soprattutto è l’ incapacità di guardare agli investimenti energetici come strumenti e opportunità per una ripresa economica.
La mancanza di fondi nel bilancio pubblico che ha portato, nel maxi-emendamento alla Legge di stabilità del Governo, al taglio del rifinanziamento degli incentivi sul miglioramento energetico degli edifici, è sintomo dell’ assenza di una politica energetica e ambientale pianificata e coerente con gli impegni  che il Governo stesso ha assunto con l’Europa per la riduzione delle emissioni di gas inquinanti.
E mentre l’Italia decide di eliminare una delle iniziative più fruttuose e meritevoli sul risparmio energetico, la Commissione Europea ha presentato ieri una nuova strategia che individua il settore dell’edilizia come uno dei settori con le maggiori potenzialità per affrontare la sfida energetica attuale. La Commissione ha annunciato un piano di incentivi e di strumenti di finanziamento innovativi da emanare entro la metà del 2011 per le misure di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico.
La ristrettezza delle risorse finanziarie non può e non deve costituire un ostacolo per quelle iniziative che hanno prodotto un elevato giro di affari nel settore strategico dell’economia eco-sostenibile e che sono alla base di una politica lungimirante che guarda all’Europa.
Auspichiamo un ripensamento sulle scelte effettuate dal Governo  e chiediamo a tutti i professionisti, alle associazioni di categoria, agli operatori del settore e ai cittadini di far sentire la propria voce lasciando un commento di seguito: http://www.anit.it/VoceANIT4_2010_1.asp

Intonachi a base calce

L'intonaco di cemento, per me, è la soluzione peggiore anche se è il più impiegato. A partire dagli anni ’50 se ne ha avuto un grosso utilizzo e ha soppiantato la calce idraulica, poiché considerato   molto più resistente.

Per una casa di CLASSE A ho fatto qualche ricerca e ho proposto di impiegare  per gli intonachi interni (al pari prezzo del cemento!) solamente grassello di calce. La scelta è ricaduta, grazie al bravissimo Enrico Miglioli del servizio commerciale Tassullo, sull’intonaco T-Cream a base di calce idraulica naturale,  con la finitura a malta fine TF1000 a base di grassello di calce.

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i muri con T-Cream                                                      e con finitura con TF 1000

IMG_7107particolare della finitura 

Non ho scoperto niente di nuovo, anzi, ho riscoperto qualcosa di vecchio, che addirittura si produceva proprio nelle mie zone, le Fornaci di Arcisate ne sono una abbandonata testimonianza.

Vi rimando a questo bellissimo pdf pubblicato da http://www.forumcalce.it, vera cava o miniera di informazioni utili, dove viene spiegata la lavorazione di questo più che nobile materiale e a questo blogger che spiega i motivi per scegliere la calce nelle nostre amate case.

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Ponteggio rimosso: ecco l’edificio!

Finalmente. Finalmente è giunto il momento tanto atteso. L’edificio è libero dai ponteggi e si può rimirare le facciate nella loro interezza. Vi ricordate com’era prima? Era il 12 ottobre 2009, il primo post del mio blog.

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Casa: il cliente cerca tecnologia e qualità | Attico - News Immobiliari

Copio e incollo volentieri quest'interessante articolo.

FARNSWORTH HOUSE - La casa isolata nel verde - una scatola di vetro che esclude ogni rapporto con le cose circostanti, fuorché con lo sfondo naturale del bosco che circonda l'abitazione
Costru­ire non è mai stato facile e in peri­odi di crisi come questo lo è ancora meno. Ciò non toglie che Domenico Storchi, pres­i­dente del gruppo che porta il suo nome, che si occupa della ges­tione di oper­azioni immo­bil­iari su ter­reni intorno a Milano, abbia fes­teggiato i 54 anni di attiv­ità il 2 set­tem­bre scorso. Un cap­i­tano di lungo corso dunque, che è stato anche pres­i­dente della Borsa immo­bil­iare di Milano e di Fimaa Milano, la cui oper­a­tiv­ità attuale si carat­ter­izza per un occhio sem­pre più attento per le energie alter­na­tive, il risparmio ener­getico e la domot­ica.
A lui abbi­amo chiesto un parere sull’andamento del set­tore in questa fase particolare.

Il mer­cato è ancora in crisi o siamo nei pressi di un’inversione di ten­denza?

La crisi non si è ancora com­ple­tata, ma il con­tatto con la gente è sem­pre rimasto. C’è stata molta paura e ora c’è una grande attesa. Con calma, la situ­azione si sta evol­vendo in senso pos­i­tivo, ma certo il cliente è più attento a quello che com­pra e si sta sen­si­bi­liz­zando su un prodotto che eccelle sotto il pro­filo della qual­ità e dell’innovazione tecnologica.

Quanto pesa oggi la tec­nolo­gia sulla scelta del prodotto?

In teo­ria sem­pre di più. C’è una gran voglia di tec­nolo­gia. Anche se molti par­lano di casa bio­log­ica, senza sapere bene di cosa stanno par­lando. In ogni caso, sono molto ottimista sulla mag­giore con­sapev­olezza dell’acquirente. Tanto per fare un esem­pio: nel 2011 la cer­ti­fi­cazione acus­tica sarà obbligatoria.

Cos’è una casa a risparmio ener­getico?

Una casa costru­ita con un buon iso­la­mento e capace di pro­durre ener­gia a minor costo con fonti rin­nov­abili. La somma dei due ele­menti porta dei risul­tati incred­i­bili: il 50–60% di risparmio. Non c’è bisogno di andare a rin­cor­rere le case a impatto zero che non fanno mer­cato. Le fanno a Bolzano e in Ger­ma­nia, ma non rispon­dono ai cri­teri estetici che per i cli­enti ital­iani sono fat­tori molto impor­tanti per la scelta di un’abitazione. In Italia, la casa deve anche piacere, deve essere bella.

Par­liamo di cer­ti­fi­cazione. Ormai è diven­tata un obbligo di legge.

Certo, ma non basta par­lare solo di cer­ti­fi­cazione degli impianti di riscal­da­mento, bisognerebbe com­in­ciare a par­lare di cer­ti­fi­cazione dei fab­bri­cati. Una casa invec­chia in 10–12 anni. In futuro si dovrebbe rius­cire a farla durare molto di più. Con una casa ben costru­ita si può risparmi­are fino al 25% del costo del mutuo. Tagliare le spese con­do­miniali non è un’utopia, si può fare. Ma è pos­si­bile solo se si costru­isce seguendo deter­mi­nati cri­teri. Noi ormai costru­iamo case con un sis­tema comune di purifi­cazione e gas­si­fi­cazione dell’acqua. Un sis­tema per avere sem­pre acqua da bere senza doverla com­prare, che com­porta un risparmio di 450 euro l’anno. Per non par­lare dell’ascensore, che oggi esiste a pile, o di tutta una serie di accorg­i­menti per ren­dere la manuten­zione della casa più facile da gestire.

Ma le case di cui parla sono più care di altre. Come reagisce la clien­tela?

È asso­lu­ta­mente nec­es­sario spie­gare bene alla gente quanta atten­zione va data ai det­tagli, per­ché una cosa costa un certo prezzo, cosa c’è dietro. Per esem­pio, se è vero che il prezzo è mag­giore, è vero anche che un certo tipo di casa non si svaluta.

Quali sono i prezzi nell’hinterland milanese?

A Cor­sico, per esem­pio, i prezzi al metro quadro di appar­ta­menti in palazz­ine costru­ite seguendo i cri­teri di cui si è appena par­lato arrivano intorno ai 3.000–3.200 euro al metro quadro. Con un abbat­ti­mento dei costi con­do­miniali e di riscal­da­mento tali da per­me­t­tere un risparmio sul costo del mutuo del 12%. Oltre al fatto che la casa è anche più comoda e ha molti van­taggi in più rispetto alle altre.

Questo par­lando di nuove costruzioni, ma cosa si può fare sull’usato?

Si pos­sono fare inter­venti sull’impiantistica e sugli infissi. Certo meno effi­caci rispetto a una costruzione nuova.

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